Vaccinazione: il valore scientifico, etico e sociale

Rocco Russo 


Pediatra | Unità Operativa Materno Infantile ASL Benevento

La storia della vaccinazione si consolida nel 1796 con l’operato di Edward Jenner (1749-1823), ampiamente considerato il “padre della vaccinazione”, il quale aveva notato che le mungitrici che si erano infettate con il vaiolo bovino, in seguito non sviluppavano più il vaiolo, il che mostrava come l’inoculazione di vaiolo bovino proteggesse contro il vaiolo. Per dimostrare la sua teoria, Jenner provò a vaccinare il figlio di otto anni con siero proveniente da pustole di vaiolo vaccino e poi lo infettò con il vaiolo umano, verificandone l’immunità. Questo rappresenta il primo caso documentato di prevenzione attiva di una malattia, anche se erano già stati fatti altri tentativi di immunizzazione.
Sin dall’inizio della nuova era per la lotta contro malattie infettive prevenibili con i vaccini, questo intervento preventivo ha risentito degli attacchi dei movimenti antivaccinali sempre pronti a ricoprirlo di accuse: tanto false quanto pericolose! (Fig.1) 

 

Fig. 1) 1800, Volantino degli antivaccinatori inglesi

 

Fig. 1) 1892, Tratto da: opuscolo che riportava gli eventi avversi della vaccinazione DTP, minimizzandone i benefici

Pur giustificando i vecchi gruppi antivaccinali, che agli inizi dell’ottocento, non avevano la possibilità di attingere a dati scientifici supportanti i benefici di tale strumento preventivo, ai giorni nostri risultano moralmente inaccettabili le convinzioni di coloro che continuano a ribadire che i vaccini: “danneggiano irrimediabilmente il sistema nervoso, provano tumori ed altre malattie, sono uno spreco di soldi e, soprattutto, non servono a niente….”. Notizie del genere, avendo la possibilità di trovare una cassa di risonanza attraverso i comuni mezzi di comunicazione (in primis il Web), alimentano sempre più le incertezze e le ansie, soprattutto delle

famiglie in cui vivono bambini in età vaccinabile. Il dilagare costante di questi falsi pregiudizi non fa altro che portare ad un rischio reale e potenzialmente pericoloso che caratterizza la scarsa adesione alle vaccinazioni, con rilevanti ripercussioni sulle stesse coperture vaccinali, che risultano essere il vero fulcro dell’efficacia di una strategia preventiva finalizzata a proteggere tutta la popolazione dal rischio di nuovi contagi.

In ogni caso non bisogna assolutamente sottovalutare gli obiettivi alla base di un programma di prevenzione vaccinale, quali: la protezione di tutta la popolazione, che per speciali condizioni epidemiologiche risulta essere esposta al pericolo di contrarre determinate infezioni, nonché la possibilità di ottenere la riduzione e, quando possibile, l’eradicazione di alcune malattie infettive per le quali non esiste una terapia e/o che possano essere causa di gravi complicazioni.

Oltre all’indiscusso valore scientifico e sociale di un programma di prevenzione vaccinale esistono numerosissimi studi che dimostrano le positive ripercussioni anche sull’economia del Paese che investe nella prevenzione. Tra questi, uno dei più recenti, analizzando un’ipotetica ed ottimale copertura vaccinale per dieci vaccinazioni in 94 Nazioni a basso e medio reddito, nel decennio 2011-2020, rileva che, calcolando i costi dei vaccini (dalla produzione alla distribuzione) in associazione ai costi legati alle specifiche malattie infettive prevenibili con la vaccinazione, emerge che per ogni dollaro speso in vaccini, se ne risparmiano circa 16. Da premettere che tale valutazione riguarda solo i costi del trattamento medico e le perdite di produttività, mentre considerando un impatto economico più ampio, ovvero anche il valore di una vita più lunga e in salute, il risparmio sale a 44 euro.(1)

Purtroppo, l’attuale crisi economica, nell’ambito degli interventi di razionalizzazione della spesa sanitaria, orienta molto spesso l’interesse dei decisori verso un’ottica di “contenimento”, piuttosto che di “investimento”, con il risultato che, soprattutto per quanto riguarda la prevenzione primaria, le vaccinazioni frequentemente vengono prese in considerazione solo se generatrici di risparmio a “breve termine”.

L’alibi di razionalizzare gli investimenti economici, soprattutto per la prevenzione vaccinale, viene ulteriormente strumentalizzato nelle specifiche realtà Regionali, ove la Legge Costituzionale

n. 3 del 18 ottobre 2001, recante “Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione”, permette alla singola Regione di scegliere in maniera del tutto autonoma la strategia vaccinale più consona alla sua esigenza, addirittura con specifiche modalità di offerta vaccinale (es. gratuità o pagamento, oppure individuazione di specifiche categorie a rischio). Si comprende bene, che in tale modo viene palesemente indebolito il sacrosanto principio dell’equità nel “diritto alla salute”, quale elemento cardine del nostro ordinamento sanitario!

All’interno della necessità di una nuova cornice regolatoria, che vede le istituzioni sanitarie centrali coinvolte nello stimolare e monitorare le attività a livello regionale, si inserisce il vigente Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale (PNPV) 2017-2019  che risulta essere caratterizzato dal suo inserimento nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), i quali con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 29 novembre 2001, vengono inseriti a pieno titolo quali prestazioni che hanno l’obbligo incondizionato di essere offerte in eguale misura su tutto il territorio nazionale.

Grazie all’inserimento del vigente Piano Nazionale Prevenzione Vaccini nei LEA si è avuta la grande opportunità di armonizzazione le strategie vaccinali in tutto il Paese, con la garanzia di potere offrire alla popolazione, in maniera attiva e gratuita, indipendentemente da luogo di residenza, reddito e livello socio-culturale, i pieni benefici derivanti dalla vaccinazione, intesa: sia come strumento di protezione individuale che di prevenzione collettiva.

In aggiunta ai suddetti benefici, non bisogna assolutamente sottovalutare il valore della condivisone del migliore calendario vaccinale sulla base delle più recenti evidenze scientifiche che può ritenersi a pieno titolo un elemento per la definizione delle «buone pratiche cliniche» a tutela della quotidiana attività degli operatori dei centri vaccinali, dei pediatri e dei MMG; infatti, il dettato normativo della legge 8 novembre 2012 n. 189 all’articolo 3 postula – a tutela di ogni professionista sanitario – un’efficace scriminante laddove prevede che «l’esercente la professione sanitaria che nello svolgimento della propria attività si attiene a linee guida e buone pratiche accreditate dalla comunità scientifica non risponde penalmente per colpa lieve». In buona sostanza, seguendo le indicazioni del calendario, in caso di accertata responsabilità professionale si risponderà esclusivamente per colpa grave. Tale disposizione costituisce un ulteriore stimolo per le società scientifiche che, nel produrre indicazioni e indicare “good practice”, pongono in essere un’efficace azione di prevenzione di tutela giudiziaria per tutti i professionisti operanti nel settore delle vaccinazioni.

L’auspicio è che da parte delle Istituzioni e di tutti gli Operatori, tradizionalmente impegnati nelle attività di prevenzione, vengano messe sempre più in atto una serie di adeguate e condivise strategie, finalizzate a creare opportuni ed efficaci sistemi di educazione, informazione e formazione per l’intera popolazione: solo con l’accettazione cosciente e responsabile di un atto preventivo di fondamentale importanza quale è appunto la vaccinazione, da intendersi come un palese segno di progresso, civiltà e salvaguardia della salute pubblica in tutto il mondo, si potrà realizzare il sogno di eradicare e/o contenere le malattie infettive prevenibili con il vaccino.

BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA

  1. Sachiko Ozawa, Samantha Clark, Allison Portnoy, Simrun Grewal, Logan Brenzel and Damian G. Walker Return On Investment From Childhood Immunization In Low- And Middle-Income Countries, 2011–20. Health Aff February 2016 35:2199-207;
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