La malattia invasiva da meningococco oggi

Giulio Viceconte, Biagio Pinchera, Ivan Gentile

Università degli studi di Napoli “Federico II”

Dipartimento di Medicina Clinica e Chirurgia – Sezione di Malattie Infettive

Neisseria meningitidis, anche noto con il nome di meningococco, è un batterio responsabile di infezioni invasive nell’essere umano, anche di grado severo, che comprendono l’infezione del torrente circolatorio (meningococcemia), l’infezione sistemica grave con risposta infiammatoria incontrollata dell’organismo (sepsi meningococcica, anche definita malattia fulminante da meningococco) e la meningite. La presentazione clinica più frequente della malattia invasiva da meningococco (MID) è la meningite (circa il 70% dei casi), che può essere accompagnata o meno dalla sepsi meningococcica, rappresentando il meningococco l’agente patogeno della meningite batterica comunitaria più frequente insieme allo pneumoccocco nelle fasce di età comprese tra i 18 mesi di vita ai 50 anni.(1) La presentazione della meningite da meningococco è simile a quella delle altre meningiti acute batteriche, con comparsa improvvisa di febbre elevata con brivido, rigidità nucale, vomito e alterazione dello stato di coscienza, cui si accompagnano spesso segni tipici della MID, quali ipotensione, dolore agli arti, pallore della cute e comparsa di petecchie cutanee talora molto estese, che possono portare alla necrosi dei tessuti e alla perdita degli arti, come accaduto in epoca infantile alla nota schermitrice paraolimpica Bebe Vio. In alcuni casi l’esordio è preceduto da una sintomatologia simil influenzale, del tutto aspecifica.(2) In una percentuale non bassa di casi (circa il 20-30%), la MID si manifesta direttamente con la sepsi severa (malattia fulminante), che causa la morte del paziente prima ancora che si possano manifestare i segni della meningite.(1) Oltre ad un tasso di mortalità a breve termine del 50% se non trattata e del 8-15% anche se adeguatamente trattata, la MID è anche responsabile, fino al 60% di complicanze a lungo termine, rappresentate soprattutto, in ordine di frequenza, da perdita dell’udito, cicatrici cutanee permanenti, perdita di arti, epilessia, deficit motori e danni renali.(3)

Il meningococco trova la sua nicchia biologica all’interno del naso-faringe di soggetti portatori asintomatici, che lo possono trasmettere attraverso i droplets, ossia particelle di secrezioni respiratorie che vengono rilasciate nell’ambiente attraverso tosse, starnuti o durante la fonazione. La condizione in cui si trovano tali soggetti portatori asintomatici è detta di colonizzazione, concetto diverso dall’infezione in cui il batterio invade tessuti e circolazione sanguigna del soggetto e causa malattia.(4)

Recentemente, è stato riscontrato che il meningococco si trasmette facilmente con le pratiche sessuali, venendo a costituire una nicchia epidemiologica peculiare soprattutto all’interno della popolazione definita MSM, dall’inglese men having sex with men, ossia uomini che fanno sesso con uomini.(5) La trasmissione è favorita da tutte le condizioni di stretta convivenza sociale soprattutto di soggetti di giovane età più frequentemente portatori, come ad esempio scuole o istituzioni militari e nelle condizioni di sovraffollamento e carenza di condizioni igieniche, come si verifica nei paesi in via di sviluppo. Dal punto di vista microbiologico, i meningococchi vengono classificati in sierogruppi sulla base della struttura chimica di alcune molecole (polisaccaridi) che esprimono in superficie. Esistono diversi sierogruppi, ciascuno identificato con una lettera dell’alfabeto; i sierogruppi più coinvolti nelle infezioni dell’uomo sono però cinque (A, B, C, Y e W135).(3) La diagnosi di MID si basa sull’isolamento in coltura tradizionale del batterio Neisseria meningitidis da un sito sterile (essenzialmente mediante coltura del liquido cefalorachidiano ottenuto da puntura lombare o mediante emocoltura ottenuta da prelievo di sangue venoso). Tuttavia, tale metodo può essere inficiato dalla somministrazione di terapia antibiotica (spesso introdotta molto precocemente per via della gravità del quadro clinico, alle volte prima ancora di ottenere un campione microbiologico valido), o da falsi negativi dovuti ad esempio alla presenza intermittente di batteri nel sangue che non vengono “presi” dal campionamento di sangue in corso di emocoltura. I metodi molecolari recentemente introdotti, basati sul rilevamento dei geni del meningococco tramite una tecnica denominata real-time polymerase chain reaction (RT-PCR), ha consentito di aumentare la sensibilità diagnostica nei confronti della MID, identificando anche “tracce” di batteri che normalmente non riescono a crescere con i metodi colturali tradizionali e consentendo anche una più precisa identificazione del sierogruppo coinvolto. Dal punto di vista epidemiologico, la MID ha un andamento endemico su scala globale, con un tasso di incidenza compreso tra 0,5 e 5 casi/100.000 abitanti, con picchi epidemici registrati nella fascia geografica localizzata al centro del continente Africano, la cosiddetta “cintura meningitica” e altri focolai epidemici più circoscritti nei climi temperati.(3) In Europa, secondo i dati dell’ultimo rapporto del European Center for Disease Prevention and Control (ECDC), dei 3221 casi di MID riportati nel 2017 dai paesi aderenti al sistema di sorveglianza, la prevalenza dei diversi sierogruppi è risultata massima per il sierogruppo B (51%), seguito da W135 (17%), C (16%) e Y (12%).(6) In Italia, secondo i dati di sorveglianza sulla MID pubblicati dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) per quanto riguarda il periodo 2011-2017, l’incidenza di MID è aumentata da 0,25 casi/100.000 abitanti nel 2011 a 0,33 nel 2017, probabilmente sia grazie all’introduzione delle tecniche di RT-PCR, che hanno consentito di aumentare il

numero di casi diagnosticati, sia a causa del picco di casi di infezione da meningococco C (MenC) in Toscana nel periodo 2015-16. Benché il sierogruppo B sia anche in Italia il più frequentemente coinvolto, con l’eccezione dell’anno 2016, dove il focolaio toscano ha fatto salire al primo posto il sierogruppo C, la maggiore prevalenza di MenB è da riferirsi soprattutto, anche se non esclusivamente, alla fascia di età 0-5, mentre dopo i 5 anni risultano prevalenti i sierogruppi ACYW, con un notevole aumento dei casi di MenCYW negli adolescenti. È interessante notare che l’incidenza di MID in Italia è in incremento nella popolazione adulta e anziana. Tale popolazione, infatti, rappresenta nel 2017 il 53.3% della popolazione dei casi di MID riportati.7,8 La miglior misura di prevenzione della MID è la vaccinazione. Esistono essenzialmente tre tipi di vaccini anti-meningococco: anti-MenC coniugato, tetravalente (anti-MenACYW) coniugato e anti-MenB.  Nel Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale (PNPV) 2017-2019 viene raccomandata la vaccinazione primaria anti-MenB di tutti i neonati, seguita al 13° mese dall’anti-MenC, o in alternativa anti-MenACWY; per gli adolescenti viene raccomandata la vaccinazione anti-MenACWY. Benché nel PNPV 2017-2019 i vaccini antimeningococcici siano offerti gratuitamente per le categorie per le quali sono raccomandati, le coperture vaccinali in Italia per questa infezione risultano ancora basse. Inoltre, il riscontro della presenza di tutti i sierotipi in tutte le età, potrebbe suggerire un diverso approccio vaccinale che preveda la vaccinazione contro tutti i sierogruppi (ACYW e B) in età infantile, implementando richiami vaccinali in età scolare e adulta. In conclusione, il miglioramento delle tecniche molecolari di identificazione diagnostica dei ceppi patogeni di Neisseria meningitidis e l’implementazione delle strategie vaccinali volte alla copertura dell’intera popolazione verso tutti i sierogruppi di meningococco potrebbero essere le armi più efficaci per debellare in modo efficace la malattia invasiva da meningococco, con il suo elevato carico di mortalità e complicanze severe che gravano in modo crescente sul sistema sanitario.

 

BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA

  1. Kaplan SL, Schutze GE, Leake JAD, et al. Multicenter surveillance of invasive meningococcal infections in children. Pediatrics. 2006;118(4). doi:10.1542/peds.2006-0281

  2. van de Beek D, de Gans J, Spanjaard L, Weisfelt M, Reitsma JB, Vermeulen M. Clinical Features and Prognostic Factors in Adults with Bacterial Meningitis. N Engl J Med. 2004;351(18):1849-1859. doi:10.1056/NEJMoa040845

  3. Centers for Disease Control and Prevention (CDC). Pink Book. Chapter 14: Meningococcal Disease. https://www.cdc.gov/vaccines/pubs/pinkbook/downloads/mening.pdf. Accessed May 28, 2020.

  4. Christensen H, May M, Bowen L, Hickman M, Trotter CL. Meningococcal carriage by age: A systematic review and meta-analysis. Lancet Infect Dis. 2010;10(12):853-861. doi:10.1016/S1473-3099(10)70251-6

  5. Rossotti R, Merli M, Cantone M, et al. Risk factors for community-acquired bacterial meningitis: men who have sex with men (MSM) as a population at risk for meningococcal nasopharyngeal carriage. Infect Dis (Auckl). 2019;51(9):714-717. doi:10.1080/23744235.2019.1642512

  6. (ECDC) EC for DP and C. Invasive meningococcal disease. Annual Epidemiological Report for 2017. https://www.ecdc.europa.eu/sites/default/files/documents/AER_for_2017-invasive-meningococcal-disease.pdf. Accessed May 28, 2020.

  7. View of Vol. 60 No. 3s1 (2019): Atti del 52° Congresso Nazionale SItI | Journal of Preventive Medicine and Hygiene. https://www.jpmh.org/index.php/jpmh/issue/view/89/37. Accessed May 28, 2020.

  8. Istituto Superiore di Sanità (ISS). Sorveglianza delle malattie batteriche invasive in Italia. Rapporto “Interim” 2018. http://old.iss.it/binary/mabi/cont/Interim_Report_2018_finale.pdf. Accessed May 28, 2020.

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