Influenza: epidemiologia ed importanza della vaccinazione dei soggetti anziani

Ilaria Loperto

Dipartimento di Sanità Pubblica, Università degli Studi di Napoli “Federico II”

Introduzione

L’influenza è una malattia infettiva respiratoria acuta causata dal virus dell’influenza, un virus a RNA della famiglia degli Orthomyxoviridae (Fig. 1).

Fig. 1) Virioni dell’influenza, ingrandimento 100000x tramite un Microscopio elettronico a trasmissione (TEM)

Il virus ha un involucro esterno che contiene gli antigeni di superficie emoagglutinina (HA) e neuraminidasi (NA), e una componente interna, la ribonucleoproteina, ossia l’acido ribonucleico a singola catena e la proteina del capside (1, 2).

Alla famiglia Orthomyxoviridae appartengono tre tipi di virus influenzali: A, B e C. Influenza A e C infettano diverse specie, mentre l’Influenza B infetta quasi esclusivamente l’uomo (3). Nel 2011, un nuovo virus è stato isolato dai suini con sintomi simil-influenzali e successivamente anche dai bovini, che costituiscono il principale serbatoio del virus. È simile al virus dell’influenza C ma, poiché il virus non è in grado di riassortire con il virus C, è stato ora ufficialmente riconosciuto come il tipo D (4).

La nomenclatura del virus A si basa sul tipo virale, l’origine geografica, il ceppo, l’anno di isolamento e il sottotipo (antigeni HA e NA contrassegnati con H ed N)
(Fig. 2). I ceppi del virus dell’influenza B sono classificati per tipo, origine geografica, data del primo isolamento senza specifici riferimenti agli antigeni HA e NA poiché l’influenza B non va incontro allo shift antigenico e non origina pandemie (2).

Fig. 2) Diagramma della nomenclatura del virus in base alla International Committee on Taxonomy of Viruses

I virus del tipo A sono i patogeni più virulenti nell’uomo e causano le malattie più gravi.

A seconda delle glicoproteine di superficie, il virus A si suddivide in sottotipi. Si conoscono 18 sottotipi di HA (da H1 a H18) e 11 sottotipi di NA (da N1 a N11) (5). I sottotipi di virus dell’influenza A maggiormente circolanti sono A(H1N1) e A(H3N2). Nella primavera del 2009, un nuovo virus influenzale H1N1 (H1N1pdm09) è emerso come causa di malattia. Il nuovo virus ha causato la prima pandemia influenzale in oltre 40 anni. Quel virus (spesso chiamato “H1N1 pandemico”) ha sostituito il virus H1N1 stagionale che circolava prima del 2009 negli esseri umani (6).

Il virus dell’influenza B è quasi esclusivamente un patogeno umano ed è, di solito, meno comune dell’influenza A. Questo tipo di influenza muta 2–3 volte meno rapidamente del tipo A (7) e, di conseguenza, ha una minore diversità genetica, con un solo sottotipo (3). A causa di questa scarsa diversità antigenica, normalmente si acquisisce un certo grado di immunità all’influenza B. Tuttavia, l’influenza B muta abbastanza velocemente per impedire una immunità permanente (8). Il ridotto tasso di mutazione antigenica, combinata con una scarsa gamma di ospiti (che impedisce uno spostamento antigenico tra specie diverse) assicura l’impossibilità di pandemie di influenza B (9, 10). I virus dell’influenza B non sono, quindi, suddivisi in sottotipi ma possono essere ulteriormente suddivisi in due lineages. Attualmente i virus dell’influenza B circolanti appartengono ai lineages Yamagata e Victoria (11). L’influenza C infetta l’uomo e i suini e può causare lievi sindromi influenzali ed epidemie locali (12, 13). Tuttavia, l’influenza C è meno comune rispetto agli altri tipi e normalmente sembra causare solo disturbi non troppo gravi nei bambini (12-14). I nuovi virus influenzali sono prodotti costantemente da mutazioni o da riassortimento. I piccoli cambiamenti negli antigeni HA e NA sulla superficie del virus sono mutazioni antigeniche minori. Questo fenomeno viene chiamato deriva (drift) antigenica e crea una “variante di ceppo”. Uno di questi ceppi può, infine, raggiungere una maggiore virulenza, diventa dominante e si diffonde rapidamente nella popolazione, spesso causando un’epidemia (15). Quando il virus acquisisce antigeni del tutto nuovi, ad esempio per riassortimento tra i ceppi aviari e i ceppi umani, si parla invece di spostamento antigenico (antigenic shift). Se un virus di influenza umana viene prodotto con antigeni completamente nuovi, chiunque sarà vulnerabile e questo nuovo tipo di influenza può propagarsi senza controllo, causando una pandemia (16). La protezione incrociata (cross-protection) è il meccanismo che regola l’interazione fra una specifica variante genetica dell’influenza ed il sistema immunitario. Il sistema immunitario è in grado di contrastare tutte le varianti genetiche antigenicamente simili a quelle che in passato hanno infettato l’organismo.

I sintomi dell’influenza possono essere da lievi a severi; i più comuni sono febbre, faringodinia (mal di gola), rinorrea, mialgie e artralgie, cefalea, tosse e malessere generale. Il periodo di incubazione solitamente è di due/tre giorni, trascorsi i quali, tipicamente, i sintomi si manifestano e, generalmente, durano circa una settimana.

La tosse, tuttavia, può durare anche più di due settimane. Nei bambini possono manifestarsi nausea e vomito che non sono, invece, comuni nell’adulto (2). La malattia può colpire anche le vie respiratorie basse.

Le complicanze dell’influenza includono la polmonite virale primaria, la polmonite batterica secondaria, l’infezione dei seni paranasali, il peggioramento di problemi di salute preesistenti, come l’asma e lo scompenso cardiaco, l’infarto miocardico e l’ictus (1).

Di solito il virus è trasmesso per via aerea con la tosse o gli starnuti: ciò si ritiene che accada per lo più a distanza relativamente ravvicinata. L’influenza può essere spesso trasmessa toccando superfici contaminate dal virus e poi portandosi le mani alla bocca e agli occhi (17). Il periodo di contagiosità inizia un giorno prima della comparsa dei sintomi e termina circa una settimana dopo; bambini e persone immunodepresse possono essere contagiose per un periodo più lungo (18). L’infezione può essere confermata cercando il virus nelle secrezioni della gola, del naso, delle basse vie aeree (espettorato) e nella saliva. Il test più accurato è la ricerca dell’RNA virale con PCR (Polymerase Chain Reaction). Il frequente lavaggio delle mani riduce il rischio di infezione poiché il virus è inattivato dal sapone (19).

In Europa, l’influenza si presenta con epidemie annuali durante la stagione invernale. Casi sporadici possono verificarsi anche al di fuori delle normali stagioni influenzali, anche se nei mesi estivi l’incidenza è trascurabile. Le raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) sulla composizione dei vaccini, per l’Emisfero Nord, contro i virus influenzali sono rese disponibili nel mese di febbraio di ogni anno per la stagione successiva.

Nel febbraio 2020, l’OMS ha raccomandato la nuova composizione vaccinale per la stagione 2020-2021 elencando i virus da inserire nella formulazione quadrivalente e trivalente (20).

La vaccinazione annuale contro l’influenza è raccomandata dall’OMS per i soggetti ad elevato rischio (20).

Nella prossima stagione influenzale 2020/2021, non è esclusa una co-circolazione di virus influenzali e SARS-CoV-2 (Covid-19), pertanto, il Ministero della Salute ha ribadito l’importanza della vaccinazione antinfluenzale, in particolare nei soggetti ad alto rischio di tutte le età, per semplificare la diagnosi e la gestione dei casi sospetti, dati i sintomi simili tra Covid-19 e Influenza. Vaccinando contro l’influenza, inoltre, si riducono le complicanze da influenza nei soggetti a rischio e gli accessi al pronto soccorso (21).

Epidemiologia

Il picco influenzale avviene in inverno e, poiché nell’emisfero boreale e in quello australe l’inverno giunge in periodi dell’anno diversi, esistono due diverse stagioni influenzali ogni anno. Per questo motivo l’OMS raccomanda due diverse formulazioni di vaccino ogni anno, una per il nord e una per il sud (20).

Non è totalmente chiaro il motivo dell’insorgenza stagionale di focolai influenzali, invece di un’insorgenza uniforme durante tutto l’anno. Una possibile spiegazione è che, poiché le persone passano maggiormente il tempo in luoghi chiusi durante l’inverno, esse sono in contatto più spesso, e questo promuove la trasmissione da persona a persona. Un’altra spiegazione si basa sulle basse temperature che comportano un’aria più secca che può deidratare le mucose e impedire che il corpo possa espellere efficacemente le particelle di virus. Il virus potrebbe anche sopravvivere più a lungo su superfici esposte a temperature più basse. Un fattore importante è costituito dall’elevata trasmissione tramite aerosol del virus in ambienti freddi (con temperature inferiori ai 5 °C) con bassa umidità (22). Tuttavia, cambiamenti stagionali nel tasso di infezioni avvengono anche nelle regioni tropicali e i picchi di infezione avvengono principalmente durante la stagione delle piogge (23). Le modifiche stagionali nei contatti tra persone in ambiente scolastico, che costituiscono il fattore principale in altre malattie infantili come il morbillo e la pertosse, possono essere significative anche nel caso dell’influenza.

La sorveglianza epidemiologica dell’influenza in Italia si avvale di diversi sistemi di sorveglianza che fanno capo all’Istituto Superiore di Sanità (ISS) con il contributo del Ministero della Salute con il supporto delle Regioni e Province Autonome.

I Sistemi di Sorveglianza sono:

1. InfluNet-Epi. Grazie ad una rete di medici sentinella, attiva dalla stagione 1999/2000, rileva l’andamento stagionale delle sindromi simil-influenzali (Influenza-Like Illness – ILI).

2. InfluNet-Vir. Raccoglie dati sulla caratterizzazione di virus influenzali epidemici.

3. Monitoraggio dell’andamento delle forme gravi e complicate di influenza confermata. Dalla stagione pandemica 2009-2010, le Regioni e Province autonome sono tenute a segnalare al Ministero i casi gravi e complicati di influenza confermata in laboratorio, le cui condizioni prevedano il ricovero in Unità di Terapia Intensiva (UTI) e/o, il ricorso alla terapia in Ossigenazione ExtraCorporea a Membrana (ECMO).

4. SISMG: SIstema di Sorveglianza della Mortalità Giornaliera. Il sistema di sorveglianza SISMG è basato sui dati di mortalità dalle anagrafi comunali incluse nel “Piano operativo nazionale per la prevenzione degli effetti del caldo sulla salute”. Il sistema permette di valutare la variazione della mortalità settimanale per 19 città incluse nella sorveglianza nazionale.

5. InfluWeb. È un sistema di partecipazione volontaria per il monitoraggio dell’influenza in Italia. InfluWeb si basa su una piattaforma online a cui il cittadino può partecipare attivamente, fornendo aggiornamenti sui sintomi influenzali e ottenendo informazioni utili sul virus. Chiunque sia residente in Italia può registrarsi e partecipare, riportando il proprio stato di salute settimanalmente, anche se non si è ammalati.

L’integrazione dei diversi sistemi di sorveglianza, permette, di valutare la diffusione, l’intensità, la severità dei virus influenzali circolanti e l’efficacia delle misure messe in atto per prevenire l’influenza in Italia.

In Figura 3 è riportata l’incidenza per 1000 assistiti di ILI in Italia. Sono riportati i dati delle ultime 3 stagioni influenzali paragonati con la stagione pandemica 2009-2010.

Solitamente, l’ondata epidemica è sostenuta principalmente dalla popolazione appartenente alle fasce d’età 0-4 e 5-14

Fig. 3) Incidenza delle sindromi influenzali (ILI) in Italia. Stagione 2017-18, 2018-19, 2019-20 vs la stagione pandemica 2009-10 (Fonte: InfluNet)

Risulta evidente come l’inizio della stagione epidemica annuale sia intorno alla 43° settimana (Ottobre) e raggiunga il picco tra Dicembre e Febbraio mostrando un trend sovrapponibile di anno in anno con l’ovvia eccezione della stagione 2009-2010. Tale andamento temporale rende conto della necessità di iniziare la campagna vaccinale ad Ottobre di ogni anno.

Solitamente, l’ondata epidemica è sostenuta principalmente dalla popolazione appartenente alle fasce d’età 0-4 e 5-14 anni, più suscettibili perché non esposte alle precedenti epidemie influenzali e non vaccinate. L’incidenza cumulativa percentuale delle ILI divisa per classi di età per la stagione 2019-2020 è riportata in Figura 4. Come atteso, la maggiore incidenza si osserva nella fascia di età 0-4 anni per poi decrescere al crescere dell’età.

Fig. 4) Incidenza delle sindromi influenzali (ILI) in Italia stratificata per classi di età. Stagione 2019-2020. (Fonte: InfluNet)

Nella stagione 2009-2010 il tasso di attacco dell’Influenza negli anziani è stato relativamente basso. Tale peculiarità potrebbe essere ascrivibile all’agente etiologico dell’ultima pandemia (24). Questo virus nuovo, oggi noto come A(H1N1)pdm09, differiva molto (sia geneticamente che antigenicamente) da tutti i virus A(H1N1) stagionali circolanti nel periodo di 60/70 anni antecedenti. A(H1N1)pdm09 è un virus riassortante che contiene il materiale genetico dai virus aviari, umani e dai due lineages del virus suino del tipo A di origini euroasiatiche (25). Negli anni successivi, sono stati pubblicati diversi studi (26-30) che hanno cercato di capire i motivi per i quali la popolazione anziana è risultata meno colpita dal nuovo virus. La risposta più plausibile è legata all’immunità persistente verso il virus A/H1N1 della pandemia “spagnola”.

Diversi studi (31-34) hanno dimostrato che i gruppi appartenenti alle classi di età più giovani sono i responsabili della diffusione del virus nella popolazione. Secondo Viboud et al. (31) sarebbero i bambini di età prescolare a favorire la diffusione della malattia mentre secondo Glass et al. (33) tale ruolo sarebbe rivestito dagli studenti della scuola superiore a causa della loro fitta rete di contatti sociali.

L’attenzione della sorveglianza virologica si è da sempre incentrata sulla diffusione e il controllo del virus influenzale A, data la maggiore distribuzione e il potenziale pandemico (35, 36). Tuttavia, negli ultimi anni, nei periodi interpandemici, un rilevante numero di casi di influenza sono stati attribuiti al virus di tipo B (35, 37). Nonostante il tasso di variazioni antigeniche sia basso, inoltre, da diversi decenni il virus influenzale B si è evoluto nei due diversi lineages Victoria e Yamagata e dal 2001 i due lineages e i rispettivi sottotipi sono entrambi circolati (38-41).

Il virus A è stato maggiormente prevalente in quasi tutte le stagioni eccezion fatta per le stagioni 2012-2013, 2015-2016 e 2017-2018 dove tale trend si è invertito a favore del virus B. La prevalente circolazione del virus B in Italia nelle stagioni 2012-2013 e 2015-2016 si discosta da quanto repertato in Europa tramite la sorveglianza TESSy mentre, per quanto concerne la stagione 2017-2018, l’andamento è consensuale. Nella stagione 2018-2019 ha circolato in maniera pressoché esclusiva il virus A mentre nella stagione 2019-2020, i virus hanno co-circolato sebbene il virus B abbia rappresentato il solo 33% dei casi (Fig. 5).

Sfortunatamente InfluNet-Vir non riporta routinariamente la stratificazione dei tipi e sottotipi per classe di età.

Fig. 5) Proporzioni di campioni positivi per tipo/sottotipo segnalati. Stagione 2019-2020. (Fonte: InfluNet-Vir)

L’unico studio disponibile specificamente per l’Italia è quello di Caini et al. (39) che riportano che il 94,8% delle rilevazioni di virus B si repertavano nella popolazione <65 anni mentre solo il 5,2% coinvolgeva i soggetti >65 anni.

Da una lettura dei dati presentati emerge un dato importante: l’incidenza delle ILI nella popolazione anziana è relativamente bassa. Ciò riflette soprattutto l’efficacia delle campagne vaccinali effettuate. Tuttavia, tale popolazione, sebbene poco colpita, permane quella più a rischio per lo sviluppo di complicanze.

Dall’analisi del tasso di ospedalizzazione per influenza e polmonite è possibile stimare il burden (peso) della patologia. Le ospedalizzazioni riguardano in massima parte le due categorie a rischio principali: ultrasessantacinquenni e bambini con età compresa tra 0 e 14 anni.

Tuttavia, per quanto concerne l’analisi della mortalità per polmonite ed influenza, effettuando un’analisi per classe di età, emerge chiaramente come la maggior parte degli eventi ricada sulla fascia >64 anni (>94%).

La vaccinazione anti-influenzale

La vaccinazione è il mezzo più efficace e sicuro per prevenire l’influenza e ridurne le complicanze. Sulla base dei ceppi virali circolanti e sull’andamento delle ILI nel mondo, il Global Influenza Surveillance Network dell’OMS, in collaborazione con i NIC (Centri di Riferimento Nazionali) aggiorna ogni anno la composizione del vaccino antinfluenzale.

Per ridurre significativamente morbosità, complicanze e mortalità per influenza, è necessario raggiungere coperture vaccinali elevate nei gruppi di popolazione target, in particolare negli anziani con più di 65 anni e nei soggetti ad alto rischio di tutte le età.

Le coperture vaccinali della stagione 2018-2019 (alla stesura dell’articolo, le ultime disponibili pubblicamente), sono sostanzialmente stabili (15,8%) rispetto alla stagione precedente (15,3%). I tassi di copertura vaccinale, tuttavia, oscillano di anno in anno consensualmente alle stagioni pandemiche o ad eventi contingenti. Si registra, ad esempio, un picco tra il 2009 e il 2010 (19,1% e 19,6% rispettivamente) in relazione alla stagione pandemica e il minimo storico recente nel 2015 (13,6%) in relazione alla perdita di fiducia nei confronti del vaccino dettata dalla sospensione in via precauzionale di alcuni lotti avvenuto nel corso dell’anno precedente (Fig. 6).

Fig. 6) Vaccinazione antinfluenzale. Coperture nella popolazione generale. Stagioni 1999-2000/2018-2019. (Fonte ISS)

Per quanto riguarda la popolazione degli ultrasessantacinquenni, nella prima metà degli anni 2000, l’andamento dei dati di copertura del vaccino antinfluenzale mostra un trend positivo. A partire dalla stagione 2009-2010 si osserva un drastico calo, passando da una copertura del 65,6 % al 48,6%, registrato nella stagione 2014-2015. Dalla stagione 2015-2016 l’andamento mostra un costante aumento della copertura vaccinale arrivando al 53,1% dell’ultima stagione disponibile (Fig. 7).

Fig. 7) Vaccinazione antinfluenzale. Coperture nella popolazione >65 anni. Stagioni 1999-2000/2018-2019. (Fonte ISS)

Al fine di valutare l’impatto dei programmi di vaccinazione antinfluenzale sul burden della malattia, sono stati rielaborati i dati esposti ed è stata fatta un’analisi di correlazione tra le misure di burden precedentemente enunciate e la copertura vaccinale. Si è scelto di condurre tale analisi sul solo gruppo a rischio degli ultrasessantacinquenni. In tale gruppo, infatti, la copertura vaccinale ha raggiunto valori ragionevoli nel corso degli anni ed è possibile postulare che tale evento abbia influenzato le altre variabili.

Vi è una correlazione inversamente proporzionale tra tasso di mortalità per influenza e polmonite negli ultrasessantacinquenni e copertura vaccinale nella medesima popolazione (Fig. 8).

Similmente, per il tasso di dimissione per influenza e polmonite si evidenzia una correlazione inversa (Fig. 9).

Fig. 8) Correlazione tra tasso di mortalità per influenza e polmonite e copertura vaccinale negli anziani >65 anni
Fig. 9) Correlazione tra tasso di dimissioni per influenza e polmonite e copertura vaccinale negli anziani >65 anni

È, quindi, intuibile quale sia l’importanza del raggiungimento di adeguati target di copertura vaccinale.

È importante ricordare che gli obiettivi di copertura, per tutti i gruppi target, sono i seguenti:

– il 75% come obiettivo minimo perseguibile;

– il 95% come obiettivo ottimale.

Nonostante gli sforzi operati in questo campo, si è ancora ben lontani dal raggiungimento dei valori minimi.

È, quindi, necessario, raggiungere gli obiettivi di copertura già stabiliti dalla pianificazione nazionale (Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale – PNPV) e individuare tutte le modalità necessarie per il raggiungimento di tali obiettivi, soprattutto quelle utili per il raggiungimento dei gruppi a rischio (42).

Il vaccino antinfluenzale è raccomandato per tutti i soggetti a partire dai 6 mesi di età che non hanno controindicazioni al vaccino. Nei bambini di età inferiore ai 6 mesi, il vaccino antinfluenzale non è sufficientemente immunogenico e pertanto non conferisce una protezione sufficiente. Pertanto, l’immunizzazione con i vaccini influenzali attualmente disponibili non è autorizzata per l’uso o raccomandata per i bambini di età inferiore a 6 mesi.

Occorre sottolineare che la protezione indotta dal vaccino comincia circa due settimane dopo l’inoculazione e perdura per un periodo di sei-otto mesi (dipende anche dal tipo di vaccino) (43). Per tale motivo, e poiché i ceppi in circolazione possono subire mutazioni, è necessario sottoporsi a vaccinazione antinfluenzale all’inizio di ogni nuova stagione influenzale.

Il periodo destinato alla conduzione delle campagne di vaccinazione antinfluenzale è normalmente a partire dalla metà di ottobre fino a fine dicembre, fatte salve situazioni anomale.

In accordo con gli obiettivi della pianificazione sanitaria nazionale e con il perseguimento degli obiettivi specifici del programma di immunizzazione contro l’influenza, la vaccinazione antinfluenzale viene offerta attivamente e gratuitamente ai soggetti che per le loro condizioni personali corrono un maggior rischio di complicanze nel caso contraggano l’influenza, tra questi ci sono tutti i soggetti con età superiore a 65 anni. Tuttavia, la Circolare Ministeriale “Prevenzione e controllo dell’influenza: raccomandazioni per la stagione
2020-2021” (21) introduce, alla luce della situazione epidemiologica dettata dal Covid-19, un’importante novità. Al fine di facilitare la diagnosi differenziale nelle fasce d’età di maggiore rischio di malattia grave, la vaccinazione antinfluenzale potrà essere offerta gratuitamente nella fascia d’età 60-64 anni. In più, per quanto riguarda gli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie, che operano a contatto con i pazienti, e gli anziani istituzionalizzati in strutture residenziali o di lungo degenza, la vaccinazione è fortemente raccomandata.

Nella stagione 2020-2021, in Italia saranno disponibili cinque tipi di vaccini antinfluenzali: vaccini inattivati trivalenti (TIV – Trivalent Influenza Vaccine), TIV adiuvato con MF59 (aTIV – adjuvanted Trivalent Influenza Vaccine), vaccini inattivati quadrivalenti (QIV – Quadrivalent Influenza Vaccine), vaccini quadrivalenti prodotti su coltura cellulare (QIVc – cell culture-derived Quadrivalent Influenza Vaccine) e vaccini quadrivalenti ad alto dosaggio (HD) (21). Se confrontato con TIV e aTIV, che contengono A (H1N1), A (H3N2) e un ceppo B (appartenente al lineage Victoria o Yamagata), il QIV può fornire una protezione più ampia includendo i ceppi B di entrambi i lineages. Al contrario, aTIV può fornire una protezione migliore rispetto ai vaccini non adiuvati, poiché l’adiuvante migliora significativamente la risposta immunitaria, ciò offre un vantaggio negli anziani. Il vaccino ad alto dosaggio è un vaccino split quadrivalente che contiene due virus di tipo A (H1N1 e H3N2) e due virus di tipo B. Tale vaccino contiene 60 mcg di emoagglutinina (HA) per ciascun ceppo virale e garantisce una maggiore risposta immunitaria e quindi una maggiore efficacia, per tale motivo è indicato nei soggetti di età pari o superiore a 65 anni (21).

Per la stagione 2020-2021, la Circolare Ministeriale esplicita che TIV adiuvato e non, QIV, QIVc e HD sono i prodotti raccomandati per gli adulti di età ≥ 65 anni.

Le Regioni decidono annualmente, tramite delle gare per la fornitura di vaccini, tra i prodotti disponibili in commercio, quelli che saranno utilizzati durante le campagne vaccinali e producono delle Circolari che, sulla base della situazione epidemiologica regionale e di considerazioni di natura farmacoeconomica, raccomandano specifici vaccini per le varie fasce di età.

In Regione Campania, per la stagione 2020-2021, saranno disponibili aTIV, QIV e QIVc ma, dati i risultati particolarmente positivi degli studi di efficacia di HD, è auspicabile che HD venga reso disponibile almeno per la vaccinazione degli anziani istituzionalizzati in strutture residenziali o di lungo degenza. In epoca Covid-19, in vista dell’autunno e di eventuali criticità che si potranno presentare in caso di una nuova ondata di contagi da coronavirus, assumeranno estrema rilevanza le strategie vaccinali antinfluenzale e anti-pneumococcica che saranno messe in atto dalle Regioni.

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