Rocco Russo

Pediatra U.O. Materno Infantile Asl Benevento

Alla fine del 700, un medico inglese Edward Jenner osservò che i soggetti che avevano superato un’affezione pustolosa benigna contratta dai bovini non si ammalavano di vaiolo; pensò, quindi, di inoculare la malattia del bovino (variolae vaccinae) per proteggere l’uomo contro il vaiolo. Da allora i notevoli passi in avanti, fatti dalla ricerca scientifica, circa la comprensione dei meccanismi eziopatogenetici alla base di alcune malattie non solo infettive, hanno aperto nuovi scenari per lo sviluppo di vaccini innovativi. In ogni caso, i vaccini pur rappresentando una delle più importanti scoperte della medicina nel secondo millennio, insieme alla potabilizzazione dell’acqua, all’uso degli antibiotici e all’utilizzo della catena del freddo, hanno contribuito in modo fondamentale alla riduzione del numero di casi evitati di specifiche malattie infettive anche nel nostro Paese (Fig. 1).

Fig. 1) Impatto delle vaccinazioni in Italia dal 1900 al 2015

Il vigente Piano Nazionale della Prevenzione Vaccinale (PNPV) 2017-20191 sottolinea che la Costituzione Italiana (art. 32) sancisce il dovere dello Stato di garantire la tutela della salute di tutti i cittadini sia salvaguardando l’individuo malato che necessita di cure sia tutelando l’individuo sano: “la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”.

Lo scopo delle vaccinazioni è quello di indurre l’organismo a produrre anticorpi (sostanze di difesa) specifici contro diversi microrganismi (come quando si contrae una malattia), ma senza i rischi che si correrebbero se ci si ammalasse davvero. A questo scopo i microrganismi da introdurre nell’organismo mediante i vaccini vengono trattati in laboratorio in modo da renderli inoffensivi. Il vaccino consiste nella somministrazione (per iniezione o per bocca) di un preparato che contiene (in forma appunto non pericolosa) i virus, i batteri o le tossine che provocano la malattia da cui si intende proteggere il bimbo. Una volta effettuata la vaccinazione, il bambino ottiene l’immunizzazione contro la specifica malattia.

La pratica vaccinale ha, dunque, come intervento collettivo un “valore sociale”, riconducibile alla protezione comunitaria (immunità di gregge o herd immunity) ottenibile per molti vaccini a seguito della riduzione del numero di individui suscettibili, in altre parole a seguito del raggiungimento di un’elevata copertura immunitaria nella popolazione.

È bene precisare che innumerevoli studi hanno chiaramente dimostrato che i rischi associati alle malattie prevenibili con le vaccinazioni sono di gran lunga superiori a quelli derivanti dal ricevere gli specifici vaccini (Tab. 2)

Dal momento che le vaccinazioni risultano essere vittime del loro stesso successo, soprattutto negli ultimi anni, essendo state oggetto degli attacchi da parte di un piccolo gruppo di movimenti antivaccinali, sono stati messi in atto una serie di interventi sul territorio, finalizzati ad informare opportunamente genitori e guidarli in maniera chiara e trasparente verso una scelta vaccinale consapevole. Un esempio è dato dal seguente poster divulgativo che chiarisce alcuni dei falsi miti sui vaccini.

Anche se è difficile comunicare il grande valore della vaccinazione quando la maggior parte della popolazione non ha conosciuto o ha dimenticato i gravi danni che possono essere provocati da malattie eliminate o fortemente controllate dai vaccini, si raccomanda fortemente ai genitori di attingere le dovute informazioni attraverso fonti ritenute affidabili e scientificamente valide, quali: siti istituzionali (Ministero della Salute, ISS, Epicentro, Società Scientifiche), personale sanitario operante nei Centri vaccinali, medico di medicina generale o pediatra di fiducia che mette in atto quanto previsto dal vigente piano nazionale vaccini.

In ogni caso i genitori che dovessero decidere di non vaccinare loro figliolo, sono tenuti ad informarsi sui rischi e sulle responsabilità connessi a tale tipo di decisione, ma soprattutto nel caso in cui il loro figliolo si dovesse ammalare, al fine di evitare soprattutto la possibile diffusione di malattie infettive, hanno l’obbligo di informare il personale sanitario dello specifico stato vaccinale.

Dal momento che le vaccinazioni risultano essere un fondamentale diritto alla salute per l’intera popolazione, tra gli obiettivi di coloro che hanno a cuore la salute pubblica ci dovrà deve essere sempre quello di mettere in atto le opportune e condivise strategie, finalizzate ad informare in maniera trasparente, sui rischi e i benefici della pratica vaccinale, favorendo in tale modo un’accettazione cosciente e responsabile di un atto preventivo di fondamentale importanza, che rappresenta un segno di progresso, civiltà e salvaguardia della salute pubblica.

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